Un giorno all’anno, solo per riprendere il filo
Sei minuti ogni volta che si apre un libro, per una media stimata di circa 22 ore all’anno, solo per rileggere e recuperare gli elementi della trama tra una lettura e l’altra. È il dato emerso da una ricerca compiuta da Amazon sulle abitudini di lettura degli italiani. Il primo dato che risalta è molto positivo: dal campione preso in esame, quasi tutti leggono almeno una volta a settimana e più della metà lo fa quotidianamente. Non solo: l'indagine sconfessa il luogo comune secondo cui i giovani non leggerebbero più. Al contrario, una grossa fetta degli amanti della narrativa rientra proprio nella cosiddetta Generazione Z, i primi a poter essere considerati nativi digitali, in quanto cresciuti in simbiosi con internet, gli smartphone ed i social media. Una generazione hi-tech che però non si è affatto allontanata dal piacere della lettura, semmai preferisce fruirla non solo attraverso i libri cartacei, ma utilizzando device per loro più friendly e di uso costante, quali smartphone, tablet e e-reader, mostrando dunque una preferenza più marcata per la lettura digitale rispetto a quella tradizionale. Poco male, se l'interesse verso la letteratura continui ad essere coltivato. Parafrasando una celebre frase di Oscar Wilde, "cartaceo o digitale, purché si legga".
Leggere in santa pace? Una chimera
Il vero problema dunque non è se si legge o meno, se fasce di lettori leggono più o meno rispetto a qualche decennio fa. Il vero problema è la continuità nella lettura, come abbiamo più volte fatto emergere anche qui sul blog, tanto da essere uno dei motivi principali per cui è stata progettata l’app Fabulè. Infatti, dallo studio condotto dal ramo italiano del colosso di Seattle, circa due terzi dei lettori subiscono distrazioni ed interruzioni continue, causando l’inevitabile frammentarietà dell’esperienza. Questo comporta inevitabili momenti dedicati alla rilettura di pagine e passaggi del testo, che sommati tra loro portano al dato numerico indicato in apertura.
Rileggere è fonte di stress e tempo perso
A causa di questi momenti di rilettura, un lettore su cinque lamenta un significativo aumento del tempo necessario a completare il testo, ma addirittura una persona su quattro abbandona il libro perché lo sforzo cognitivo diventa superiore al piacere. Se poi si pensa che la metà del campione di lettori analizzato evita di leggere nei momenti di stanchezza, preferendo ritagliarsi momenti dedicati per concentrarsi meglio, l’abbandono di un libro diventa una fonte di frustrazione non da poco. Il disagio risulta particolarmente sentito tra le generazioni più giovani, in modo particolare tra gli Young Adults, che risultano essere i soggetti maggiormente colpiti dallo sconforto quando le distrazioni rendono impossibile sessioni di lettura immersiva.
No alle maratone, meglio poco ma spesso
Non potendo gestire lunghi intervalli di lettura, si programmano sessioni sempre più brevi, soprattutto da parte delle nuove generazioni di lettori, che - come abbiamo appena detto - risultano anche essere le frange più frustrate quando non riescono a mantenere una continuità tra lettura, distrazioni ed impegni quotidiani. Questa analisi rappresenta un’ulteriore conferma della validità ed utilità di Fabulè, che trova la sua ragion d’essere proprio nella lotta contro discontinuità e frammentarietà.
Con Fabulè niente più tempi morti, fatica mentale e stress
In quanto strumento pratico e sempre disponibile, Fabulè contribuisce a ridurre drasticamente non solo l’allungamento dei tempi necessari per riprendere il filo della trama ma anche il costo cognitivo necessario alla re-immersione nel testo, dando subito risposte immediate e recap mirati. Grazie al supporto costante di Fabulè, il lettore è in grado di dissipare la nebbia mentale causata dalle continue interruzioni così da potersi nuovamente concentrare sul prosieguo – e sul piacere – della narrazione.
Riferimenti
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