Leggere nell’era della Gen Z

Il CEO - Team Fabulè - - 5 min

Solo un luogo comune. Come abbiamo ribadito più volte su queste pagine, il preconcetto secondo cui le nuove generazioni non leggerebbero più è stato sconfessato da numerose indagini su vendite di mercato ed abitudini al consumo. I giovani, sia la Gen Z (ossia gli young adults) ma anche la Gen Alpha (i nati dopo il 2011), leggono eccome, forse più delle generazioni nate prima di loro. Ciò che è cambiata è la modalità di fruizione e soprattutto la gestione della lettura, in un contesto di vita quotidiana in cui è impossbile staccarsi – o per meglio dire, disconnettersi – completamente dai numerosi e continui stimoli, provenienti soprattutto dai device elettronici che oramai sono parte integrante del nostro quotidiano. Ma questo, come vedremo, non necessariamente è un male.

Ogni generazione ha vissuto un cambiamento

Per capire meglio questa affermazione, facciamo un piccolo passo indietro nel tempo. Se andiamo ad analizzare i grandi cambiamenti sociali, in ottica culturale e di costume, ogni grande passaggio da un veicolo di fruizione ad un altro ha incontrato resistenze da parte delle generazioni precedenti. Come i lettori appartenenti alla Generazione X ricorderanno, l’introduzione della televisione in ogni casa, i programmi commerciali, i palinsesti h24 non furono certamente accolti da un consenso generale. Al contrario, la televisione fu a lungo tacciata di essere uno strumento di distrazione delle masse, un “mostro” diseducativo e senza alcuna funzione pedagogica. Stessa sorte toccò ad internet, nel momento in cui divenne alla portata di tutti a costi minimi, così come è l’IA ad essere sul banco degli imputati in questo preciso momento storico. Ma se andassimo a ritroso nel tempo, la storia non cambierebbe di molto. La stessa stampa a caratteri mobili, l’invenzione che ha rivoluzionato ed accelerato la diffusione della cultura di massa, fu osteggiata a suo tempo dalle istituzioni e dal potere religioso, i quali temevano che la diffusione del sapere avrebbe cancellato il loro controllo sul popolo. Il minimo comune denominatore è uno solo: i nuovi media sono osteggiati da chi padroneggia quelli vecchi, per il timore di perdere il controllo non potendo più gestirlo attraverso strumenti ormai obsoleti.

La società modifica le abitudini

Al giorno d’oggi è normale ipotizzare una sessione di lettura che si svolga più o meno in questo modo:

  • iniziare a leggere;
  • rispondere ad un messaggio whatsapp;
  • leggere una notifica;
  • inviare un audio;
  • ritornare alla lettura.

Un comportamento che noi pensiamo che distolga, se non addirittura annulli, la concentrazione. Ed in effetti il rischio di spezzare il percorso cognitivo c’è, come vedremo a breve. Ma se invece la riprogrammasse? Il nostro cervello è uno strumento fortemente votato ad evoluzione ed adattamento. Per un giovane, padrone dei nuovi strumenti e delle odierne modalità di fruizione, è intuitivo e naturale gestire gli stimoli e renderli parte integrante del suo modo di assorbire nozioni, storie, situazioni. Per le generazioni precedenti potrebbe essere un concetto ostico da assimilare, perché non vedono “fisicamente” l’oggetto che identifica l’attività di cui parliamo, ossia il libro. Ma la Gen Z sa come leggere un libro in modi diversi ed innovativi rispetto alle modalità, diciamo così, consuetudinarie. Per esempio, fare tapping, scrolling, swiping sono forse le cose più comuni e frequenti che vengono fatte su uno schermo. Ma possono essere fatte distrattamente o rappresentare lo sfogliare pagine digitali di un e-book. Apparire distratti con degli auricolari non vuole solo dire che si sta ascoltando musica, ma è altrettanto possibile che quella persona stia ascoltando un audiolibro o un podcast. Sono solo dei trend? Forse. Ma i numeri parlano chiaro.

La Gen Z legge molto, ma non tutti si considerano lettori

Oltre il 60% degli appartenenti alla Gen Z, secondo uno studio promosso dall’American Library Association, ha letto almeno un libro nel corso del 2025, in forma fisica, digitale o audio. Il libro cartaceo resta sempre il mezzo preferito ed il più gettonato, ma quasi tutti hanno anche qualcosa da leggere sui loro device, per non parlare della sempre maggiore frequenza con cui si ascoltano audiolibri, visto il non trascurabile vantaggio di poter essere multitasking, ossia ascoltare e poter al tempo stesso fare altro. Il dato singolare è che il 43% di quel gruppo non si definiscono “lettori”, nonostante di fatto leggano molto di più rispetto alla media generale. Basti pensare alla frequenza con cui qualcuno, durante una conversazione, prende lo smartphone per verificare una cosa detta o un’informazione o per approfondire qualcosa. Anche quella è una forma di lettura e, di conseguenza, di concentrazione ed interesse. Ma allora perché c’è questa refrattarietà a considerarsi lettori a tutti gli effetti? Questo accade perché subentra un problema di “percezione” nel momento in cui l’attività è vissuta come frammentata: come dicevamo prima, si inizia a leggere, poi si legge una notifica, poi si manda un vocale, si guarda un allegato e si riprende a leggere. Il rischio è quello di interrompere il processo cognitivo legato alla lettura, con conseguente difficoltà a ricordare situazioni, personaggi ed eventi, che è la causa primaria della perdita di interesse verso il testo. Ma oramai chi legge questo blog sa perfettamente come Fabulè sia lo strumento ideale per annullare questo problema, permettendo il recupero del filo narrativo e la ricostruzione del percorso cognitivo. Queste tipologie di comportamenti dimostrano che la lettura non è una pratica desueta ma in trasformazione, non solo a livello personale ma anche da un punto di vista aggregativo e sociale: oltre ad una nuova impennata di presenze negli spazi sociali dedicati alla letteratura, come biblioteche e circoli letterari, gli spazi virtuali stanno vivendo un vero e proprio boom, se pensiamo a fenomeni come Wattpad, Substack o il #Booktok, di cui abbiamo già parlato tempo fa.

Dal piacere individuale all’esperienza collettiva

Da questo punto di vista, forse il dato che maggiormente caratterizza la Gen Z è proprio l’idea di lettura come attività non più individuale ma in condivisione. Un libro – che sia testo edito, una fanfiction o un classico – si trasforma in esperienza collettiva, sociale, le diventa campo di confronto, discussione, incontro, opinione. I gruppi di lettura e le community letterarie spuntano come funghi, le pagine di fanfiction, recensioni e suggerimenti idem. Leggere “insieme” permette agli young adults di sentirsi parte di qualcosa di più grande, diventa una forma di aggregazione e socializzazione, veicola la condivisione di idee ed emozioni, favorisce un confronto sui gusti personali ed in alcuni casi li trasforma in trend.

Cosa piace alla Gen Z?

Alcuni generi letterari in particolare emergono dal calderone di proposte e diventano virali:

  • il romance
  • il fantasy
  • il romanzo distopico
  • la narrativa queer

I primi due sono due grandi classici, perché permettono di fornire momenti di evasione, identificazione, conforto e speranza, soprattutto in un periodo storico tormentato dalle incertezze. Alcuni scrittori hanno cavalcato l’onda e li hanno fusi insieme, creando il “romantasy”, che grazie alla mescolanza di elementi ed al fascino potente dei suoi personaggi è diventato il vero best-buy della lettura nell’era digitale. Grande successo ha anche la letteratura distopica, che mette in risalto sconvolgimenti politici, ingiustizie sociali, crisi ecologiche, dimostrando così il grande interesse delle giovani generazioni verso le problematiche globali. Molto popolare è anche la narrativa queer, per via dell’attenzione agli argomenti relativi ad identità e diversità ed al problema dell’inclusività. Ma non c’è solo innovazione e ricerca nei gusti della Gen Z. Si registra infatti una marcata riscoperta dei classici della letteratura, come Dostoevskij, Kafka, Joyce, Woolf, le cui opere vengono analizzate e discusse nelle community online alla luce delle esperienza di vita contemporanea, affrontando e commentando temi importanti quali angoscia, solitudine, amori non corrisposti, diversità. Addirittura i più colti, ma anche i più curiosi, provano a leggere i classici in lingua originale per cogliere le sfumature espressive e di linguaggio così come ideate dall’autore, in modo da ampliare i propri orizzonti attraverso l’abbattimento delle distanze geografiche e delle barriere linguistiche e culturali. In poche parole, per la Gen Z leggere significa essere connessi, curiosi, aperti, privi di pregiudizi. Non importa come, dove e per quanto tempo ogni volta. L’importante è condividere.

Per ricapitolare:

  1. La Gen Z legge meno rispetto al passato? No, sono solo cambiate le modalità ed i tempi di fruizione del testo.
  2. Come sono cambiate le abitudini di lettura della Gen Z? Sono cambiate in relazione al progresso tecnologico ed agli strumenti di uso quotidiano a disposizione. La stessa cosa che è accaduta anche alle generazioni precedenti.
  3. Smartphone e notifiche riducono la concentrazione durante la lettura? Non del tutto, i giovani adulti hanno adattato i comportamenti quotidiani per loro naturali all’esperienza di lettura.
  4. Perché molti giovani preferiscono audiolibri ed ebook? Perché gli audiolibri e gli ebook permettono una lettura più flessibile e adattabile ai ritmi quotidiani, consentendo di leggere o ascoltare contenuti in qualsiasi momento.
  5. Cos'è la lettura frammentata? Si tratta di una modalità di lettura caratterizzata da frequenti interruzioni dovute a notifiche, messaggi e altre attività digitali che possono rendere più difficile seguire una trama in modo continuo.
  6. Perché molti giovani leggono ma non si considerano lettori? Nonostante leggano tanto, subentra in loro un problema di percezione dell’attività, a causa delle continue distrazioni.
  7. Come ricordare la trama di un libro dopo una pausa nella lettura? Riprendere il filo narrativo può essere difficile dopo giorni o settimane di interruzione. Strumenti come Fabulè aiutano i lettori a recuperare personaggi, eventi e collegamenti narrativi senza dover rileggere interi capitoli.
  8. Perché la Gen Z considera la lettura un'esperienza sociale? Perché per loro è diventato un momento collettivo, di aggregazione sociale, non è più solo un piacere individuale. Leggere diventa un mezzo di socializzazione e condivisione.
  9. Quali sono i generi preferiti dalla Gen Z? Romance, Fantasy, Romantasy, romanzo distopico, narrativa queer, i classici rianalizzati in ottica contemporanea.

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