I mille volti della lettura: la chiave dell'evoluzione

Il CEO - Team Fabulè 5 min

È incredibile come una stessa attività possa assumere connotazione diverse per il suo fruitore in relazione alle fasi della sua vita ed alle modalità con cui venga “assunta”. Pensateci: bambini e preadolescenti si immergono nelle fantasie dei loro libri con semplici storie da colorare, si incantano ascoltando le favole lette da nonni e genitori, sognano una nuova identità grazie ai fumetti con cui si immedesimano in quel “superuomo” o quel vigilante amato o temuto da tutti.

Poi spesso accade l’opposto: la lettura, non più oggetto di scelta personale, diventa qualcosa di “imposto” nelle scuole secondarie e secondarie superiori. Leggere un libro diventa solo uno dei tanti compiti da completare per raggiungere voti e promozioni. Sfogliare le pagine diventa un impiego, talvolta un fastidio, in alcuni casi una noia. Perché si trasforma in una decisione presa da terzi, standardizzata per tutti, senza più alcuna connotazione personale.

Ma dopo gli studi si registra una nuova inversione di tendenza e la lettura (per chi desidera tornare a fruirne) torna ad essere un piacere, un rifugio dalla quotidianità, una pausa dal mondo esterno. Non più solo per sognare ad occhi aperti, ma per provare emozioni più complesse, profonde, attraverso l’analisi dell’animo umano dei personaggi ed un confronto/transfert con il sentire personale del lettore. La lettura diventa uno strumento di crescita e di critica ragionata, che permette al lettore di capire meglio l’uomo e la società e di diventarne parte attiva e razionale.

Cosa dicono le neuroscienze: leggere uguale evoluzione

Numerosi studi in materia di neuroscienze hanno avallato questa premessa (a questo proposito, vi rimando ad un interessante articolo di Alessia Alfonsi al link in reference). In breve, molto in breve, la lettura narrativa stimola il cervello in ottica sociale, emotiva, relazionale. Spinge il cervello ad elaborare soluzioni di fronte a problemi e conflitti. Il cervello viene stimolato da esperienze che non sono più imposte ma liberamente scelte, e questo lo porta a sviluppare mappe mentali che non si limitano più solo a quanto scritto sulle pagine del romanzo, ma vengono poi applicate nella vita reale.

Leggere romanzi dunque rappresenta il percorso migliore per procedere verso l’evoluzione della mente. Attraverso la lettura il cervello trova soluzioni nuove e prospettive differenti, in base alle quali migliorare ed ottimizzare il ruolo dell’individuo in ottica sociale, produttiva, relazionale, politica.

Non leggere causa un crollo culturale e sociale

L’allarme, spesso paventato negli ultimi anni, è che si legge sempre meno. Per disinteresse, per l’avvento massivo di nuovi media più veloci ed immediati, per mancanza di tempo, per la frammentarietà dell’esperienza (a causa degli impegni quotidiani) che determina un crollo dell’interesse. Ma smettere di leggere provoca effetti devastanti e purtroppo ben noti: perdita della ricchezza di linguaggio, crollo dei processi logici complessi e delle capacità di analisi critica, difficoltà crescenti nel provare empatia emotiva e relazionale, disinteresse sociale e politico. In breve, un vero e proprio imbarbarimento culturale, personale, umano.

In una società che corre a velocità sempre più frenetica, non possiamo permetterlo. Perché se ci corre senza una direzione, o si va prima o poi a sbattere, oppure qualcuno sceglierà al posto nostro la direzione da percorrere.

Siamo una specie in costante evoluzione. La strada da percorrere tra autodistruzione ed elevazione è solo nostra. Gli strumenti tecnologici non devono mai rappresentare dei sostituti delle nostre scelte, ma solo dei supporti che possano migliorare le nostre capacità e renderle più efficaci.

L’affinamento delle nostre capacità passa, e non potrà mai prescindere, dalla lettura. Per tornare a sognare ad occhi aperti, come da bambini. Ma con la differenza che quei sogni potranno essere realizzati.

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